27.01.1980
Questo diario racconta il nostro viaggio di tre settimane attraverso il Giappone: dalle metropoli ultramoderne di Tokyo e Osaka ai templi silenziosi di Kyoto e Nara, dai luoghi della memoria di Hiroshima fino alle spiagge tropicali di Ishigaki.
In Indonesia alla scoperta di templi, vulcani, spiagge paradisiache e dei mitici draghi di Komodo tra le isole di Java, Bali Komodo e Gili Air
Dalle metropoli di Singapore e Kuala Lumpur alle foreste tropicali del Borneo e del Taman Negara, senza rinunciare a un po' di relax sulle splendide isole Perhentian
L'isola di ghiaccio e di fuoco: 15 giorni alla scoperta di vulcani, cascate e ghiacciai
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12:02
31.03.2012 - 31.03.2012
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Normandia e Bretagna 2012
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Atterriamo al mattino con volo Ryan Air da Bergamo all'aeroporto di Beauvais e sbrighiamo subito le pratiche per il ritiro dell’automobile a noleggio, Un Renault Traffic.
Partiamo subito in direzione Rouen che raggiungiamo alle 09. Visitiamo il centro e in particolare la chiesa di Santa Giovanna d’Arco nella piazza del mercato costruita sul luogo del rogo della santa e la via principale, la ru du Gros Horologe che deve il suo nome al grande orologio astronomico medievale (1389) che appare sopra un arco che attraversa la strada.
Passiamo davanti al Palais de Hustice sede dell’antico parlamento di Normandia con la bella facciata in stile gotico fiammingo per dirigerci poi alla Cattedrale Notre-Dame ritratta in varie condizioni di luce nei quadri di Monet.
La cattedrale gotica con la sua guglia di 150 m è stata a fine 800 l’edificio più alto del mondo.
All’interno della cattedrale è visibile la tomba di Riccardo Cuor di Leone.
Nel primo pomeriggio Visitiamo il Museo delle belle arti che contiene una ricca collezione di quadri.
Completata la visita del museo alle 14.30 lasciamo Rouen per percorrere la Strada delle Abbazie
In un quarto d’ora raggiungiamo l’Abbaye Saint Georges dove ci fermiamo per una mezzoretta e proseguiamo poi per l'Abbazia di Jumièges, un’abbazia diroccata che osserviamo dalla strada. Impostiamo il navigatore per andare al bed and breakfast e con sorpresa ci porta in una strada senza uscita che termina proprio sulle rive della Senna. In pochi minuti un traghetto ci fa transitare gratuitamente sulla sponda opposta dove riprendiamo il viaggio e in breve raggiungiamo il Nadia et Guillaume Clatot (http://www.clatot.com/), delle camere ricavate all’interno di un grande casolare di campagna dotato di un angolo cucina dove prepariamo la cena.
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14:18
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01.04.2012 - 01.04.2012
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Normandia e Bretagna 2012
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Dopo aver fatto un’abbondante colazione preparata dai proprietari del bed and breakfast partiamo in direzione delle falesie di Étretat.
Parcheggiamo nei pressi della spiaggia ghiaiosa verso le 08.30 e prendiamo il sentiero a sinistra che attraverso una scalinata ci porta sulla Falaise d’Aval. Il sentiero percorre il bordo della falesia (attenzione, abbandonare il sentiero può essere pericoloso) che raggiunge i 120 metri di altezza offrendo scorci mozzafiato.
Appena saliti si può ammirare dall’alto la spiaggia e il paese e dalla parte opposta La Falaise d’Amont con la piccola chiesetta e l’arco di roccia Porte d'Amont.Proseguendo si giunge nei pressi dell l'Aiguille , una guglia di roccia alta 70 m che si staglia nel mare a pochi metri dall'arco Porte d'Aval e che sembra una proboscide di un elefante che si abbevera in mare. Il sentiero prosegue fino all'imponente arco di roccia di Manneporte offrendoci altri bellissimi panorami sulla bianca scogliera e sulle sue stratificazioni. Proprio qui Maurice Leblanc aveva immaginato che all’interno di una grotta il ladro Arsenio Lupin conservasse i suoi tesori.
Torniamo sui nostri passi e ci fermiamo alla spiaggia di Etretat che è costituita da una miriade di sassolini sferici.
Con ancora negli occhi questi splendidi scenari alle 11.30 lasciamo Etretat e dopo aver attraversato lo spettacolare ponte strallato Pont de Normandie (passaggio con pedaggio) che attraversa l’estuario della Senna arriviamo a Caen.
Parcheggiamo verso le 13 nel parcheggio sotterraneo di fronte all’'Abbaye-aux-Hommes. L’abbazia degli uomini, cos’ come quella delle donne è stata fatta costruire nel 1063 da Guglielmo il Conquistatore come penitenza per aver trasgredito al divieto di consanguineità imposto dal papa ed aver sposato una sua cugina. La chiesa aabaziale (S.Stefano) in stile romanico presenta in facciata due torri gemelle alte 82 metri e all’interno, proprio al centro della navata centrale è presente la tomba di Guglielmo il conquistatore. Alcune fotografie ricordano che la chiesa è stata utilizzata come ospedale durante le Seconda Guerra Mondiale e per questo vu salvata dai bombardamenti che devastarono la città.
Attraversiamo la città fino alla chiesa di Saint-Pierre e visitiamo il castello di Caen che si trova di fronte. Percorriamo il sentiero di visita lungo le mura e visitiamo il Musée des Beaux-Arts che si trova all’interno.
Alle 16.30 lasciamo Caen e dopo 20 minuti arriviamo al Gîte et Chambres d'hôtes Les Perelles che ci ospiterà per 2 notti. Una bella casa elegante con un’ampia sala al pian terreno con un affaccio su un bel giardino e stanze curate al primo piano.
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14:19
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02.04.2012 - 02.04.2012
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Normandia e Bretagna 2012
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Prima tappa di oggi è la città di Bayeux e in particolare il Musée de la Tapisserie de Bayeux (http://www.tapisserie-bayeux.fr) che contiene un arazzo risalente all’XI secolo sul quale sono rappresentati gli avvenimenti principali della conquista dell’Inghilterra nel 1066. Il museo è molto interessante e un’audioguida permette di seguire le vicende della spedizione mano a mano che ci si sposta lungo i 70 metri dell’arazzo che è stato inserito dall’UNESCO nel Registro della Memoria del mondo.
Visitiamo poi alla vicina cattedrale e ci fermiamo a mangiare nei pressi del Musee de la battalie de Normandie nel cui cortile sono visibili alcuni carri armati utilizzati nella seconda guerra mondiale.
Dopo pranzo andiamo a visitare l’American Cemetery & Memorial a Colleville-sur-Mer. Prima di accedere al cimitero visitiamo l’attiguo museo in cui sono conservati alcuni cimeli legati alle giornate dello sbarco. L’area cimiteriale è molto vasta e la distesa di croci bianche perfettamente allineate ci può dare una parziale idea di quello che può essere accaduto in questi luoghi. Il sito offre una vista su Omaha Beach, una delle spiagge teatro dello sbarco.
Proseguendo la nostra visita sui luoghi dello sbarco in un quarto d’ora raggiungiamo Longues-sur-Mer dove sono ancora visibile e ben conservate le postazioni di una batteria di artiglieria tedesca a protezione della costa.
Alle 15 ci spostiamo poco più a sud a Arromanches-les-Bains nella cui baia sono ancora visibili i resti del porto artificiale costruito per lo sbarco. Direttamente sulla spiaggia si trova il Musée du Débarquement all’interno del quale si trovano alcuni cimeli dello sbarco, un plastico che ricrea il porto artificiale e dove è possibile assistere a un documentario sullo sbarco.
Proseguendo lungo la strada si risale la scogliera a sud che domina il paese offrendo un’ottima vista d’insieme sulla baia e sul porto.
RIentriamo infine al Chambres d'hôtes " LES PÉRELLES " , ceniamo grazie al servizio table d’hôte e trascorriamo la seconda notte
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14:20
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03.04.2012 - 03.04.2012
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Partiamo al mattino in direzione Dinan che raggiungiamo a mezzogiorno. Parcheggiamo nei pressi dello Château de Dinan e passeggiamo per le vie del centro medievale tra le belle case a graticcio fino alle mura della cittadina da cui si può ammirare il porto. Visitiamo la basilica di Saint-Sauveur e ci fermiamo a mangiare in una creperia.
Dopo pranzo riprendiamo la macchina e ci dirigiamo a nord verso la costa.
Alle 16.30 raggiungiamo Fort la Latte una fortezza del XIV secolo in ardesia rosa posta su una scogliera a picco sul mare. Lungo il sentiero che porta al forte si può ammirare un menhir chiamato il dito di Gargantua.
Dopo essere entrati nel forte attraverso un ponte levatoio ne visitiamo la struttura percorrendo i camminamenti lungo le mura dai quali si possono ammirare begli scorci sul mare sottostante. All’interno del cortile è presente un orto con piante officinali e una ntico forno utilizzato per fondere le palle di cannone.
Alle 17.30 ci dirigiamo al vicino Cap Fréhel, promontorio con alte falesie a picco sul mare che ospitano numerosi uccelli marini e un grande faro
Dopo un’ora puntiamo verso il nostro bed and breakfast la Maison d'hôtes de La Croix-Galliot (http://fr.la-croix-galliot.com/) che raggiungiamo verso le 20.
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04.04.2012 - 04.04.2012
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Normandia e Bretagna 2012
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La giornata non è delle migliori, ma mentre facciamo colazione presso la veranda appare uno splendido arcobaleno.
Alle 11 arrivaimo a Saint-Malo, parcheggiamo al Parking Saint-Malo La Bourse e accompagnati da una leggera pioggia passeggiamo sulle mura della città ammirando le spiagge che la circondano e la vicina isola di Le Grand Bé che con la bassa marea è collegata alla terraferma da una striscia di sabbia. purtroppo la nebbia rovina un po’ il paesaggio, ma anche in questo caso un bell’arcobaleno rompe il grigiore. Passeggiamo per le vie del centro e poi ripartiamo in direzione Le Mont-Saint-Michel.
Ci fermiamo a consumare il nostro pranzo al sacco nei pressi dell’ Ancien Moulin de Moidrey che fa bella mostra di sé in cima a una collina tra i campi coltivati.
Alle 14 arriviamo a Le Mont-Saint-Michel, percorriamo la strada che collega l’isola alla terraferma e parcheggiamo proprio in prossimità delle mura. La bassa marea ci mostra l’isola circondata da una grande distesa di sabbia.
Dopo aver acquistato il biglietto e l’audio guida iniziamo la visita dell’abbazia risalendo il monte. Visitiamo il grande refettorio, la sala dei cavalieri, il grande refettorio, e l’impressionante cripta dei grandi pilastri. Nella parte sommitale si trova la chiesa dell’abbazia dominata dalla guglia in cime alla quale si staglia la statua dorata di S. Michele. Affacciandoci dalle terrazze poste a vari livelli notiamo che l’alta marea inizia a salire insinuandosi tra la distesa di sabbia
Terminiamo la visita verso le 18 quando ormai l’alta marea ha circondato l’isola offrendoci un punti di vista diverso.
Lasciamo la costa e ci dirigiamo a sud verso Rennes. Ci fermiamo al bed and breakfast Moulin de Blochet http://www.chambres-hotes-rennes.com/ dove ci fermeremo per 3 notti. La struttura è molto carina immersa nella campagna con belle stanze e una grande zona giorno dotata di cucina che si affaccia su un piccolo laghetto
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05.04.2012 - 05.04.2012
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Normandia e Bretagna 2012
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La giornata di oggi è dedicata ai castelli della Bretagna. Alle 10 lasciamo il bed and breakfast e dopo un’ora siamo a Fougères.
Il castello si trova su un rilievo roccioso e occupa una superficie di 2 ettari. .All’esterno è protetto da una grande fossato e da un’imponente cinta muraria con 13 imponenti torrioni. All’interno della cinta si trovano i giardini e gli orti del castello e altre due strutture concentriche con le unità abitative. Finita la visita pranziamo e alle 15 raggiungiamo Vitré.
Visitiamo lo Château de Vitré: si tratta anche in questo caso di una fortezza imponente che si raggiunge attraverso un ponte levatoio. A differenza di Château de Fougères qui si possono visitare le sale del castello con gli arredi attraverso un percorso ad anello della durata ci circa un’ora. Usciti dal castello passeggiamo un po’ per le vie cittadine e poi puntiamo a sud verso l’ultima meta della giornata.
Alle 17.30 arriviamo a La Roche-aux-Fées, un caratteristico sito archeologico in mezzo alla campagna che ospita un grande dolmen lungo 20 metri. La struttura che risale al 3000 a.C. ed è composta da un massiccio portale in pietra che porta a due camere allineate in direzione Est-Ovest.
Torniamo per cena e per la notte al Moulin de Blochet
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06.04.2012 - 06.04.2012
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Normandia e Bretagna 2012
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Obiettivo di oggi la città di Rennes.
Iniziamo la giornata con la visita del Musée des beaux-arts di Rennes e proseguiamo con la visita della città: attraversiamo il centro passando accanto all’Opéra, al palazzo del Parlement de Bretagne e ci fermiamo a pranzo in una pizzeria in Place des Lices dove sono visibile delle belle case a graticcio. Trascorriamo il pomeriggio nel grande parco cittadino il Parc du Thabor tra fiumi laghetti, l’orangerie e mille specie di piante e di fiori e in serata rientriamo al Moulin de Blochet per trascorrere l’ultima notte
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14:23
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07.07.2016 - 07.07.2016
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Islanda 2016
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Islanda (07-20 luglio 2016)
Giorno 1: 07 luglio 2016 (Reykjavik)
Giorno 2: 08 luglio 2016 (Penisola di Snaefellsnes )
Giorno 3: 09 luglio 2016 (penisola di Latrbjarg)
Giorno 4: 10 luglio 2016 (fiordi occidentali e cascata Dynjandi)
Giorno 5: 11 luglio 2016 (fiordi occidentali)
Giorno 6: 12 luglio 2016 (Penisola di Vatnsnes)
Giorno 7: 13 luglio 2016 (Husavik, Asbyrgi, Dettifoss)
Giorno 8: 14 luglio 2016 (Godafoss, lago Myvatn,Dimmuborgir,Hverir)
Giorno 9: 15 luglio 2016 (Krafla)
Giorno 10: 16 luglio 2016 (Lagarfljot, Jukulsarlon )
Giorno 11: 17 luglio 2016 (Hof, Skaftafell, Svartifoss, Kirkjugolf, Fjardrargljufur)
Giorno 12: 18 luglio 2016 (Solheimajokul, Dyrholaey, Reynisfjara, Skogafoss, Seljalandfoss)
Giorno 13: 19 luglio 2016 (Geysir, Gullfoss, Thingvellir)
Giorno 14: 20 luglio 2016 (Raufarholshellir, Seltun, Krysuvikurbjarg,Blaa Lonid )
Per le vacanze estive la scelta di quest'anno è ricaduta sull’Islanda, complice anche una buona offerta sui voli e la situazione internazionale che ha reso sconsigliabili molte altre mete.
Così a febbraio dopo aver prenotato il volo e il noleggio dell’automobile cominciamo subito a prenotare gli alberghi utilizzando la piattaforma booking; la scelta si è rivelata vincente dato che complice il turismo sempre più in crescita e le poche strutture settimana dopo settimana i prezzi salivano e la disponibilità si riduceva.
Dopo aver consultato numerosi diari di viaggio e le immancabili guide cartacee (in particolare Lonely Planet e Touring) definiamo l’itinerario che prevede il giro dell’isola in senso orario con partenza e arrivo da Reykjavik percorrendo la strada principale (Hringvegur) con una deviazione di un paio di giorni verso i fiordi occidentali per un totale di 15 giorni. Come negli altri nostri viaggi abbiamo privilegiato gli aspetti naturalistici e abbiamo cercato di sfruttare il più possibile il tempo a disposizione cercando di toccare quasi tutte le mete che ci eravamo prefissati anche se questo ci ha costretto a volte a tornare sui nostri passi a causa dell’indisponibilità di strutture.
Dopo aver preparato le valigie con abbigliamento invernale, qualche scorta di cibo e tanta curiosità siamo pronti a partire; ecco quindi il nostro viaggio
Michele, Laura e Nicola (9 anni)
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17:00
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07 luglio 2016
07.07.2016 - 07.07.2016
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Islanda 2016
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Volo IcelandAir delle 07.25 da Monaco di Baviera con arrivo all’aeroporto internazionale di Keflavik alle 09.30.
Ad accoglierci una splendida giornata di sole con una temperatura inaspettata che arriva addirittura a 18 gradi!
Sbrighiamo le pratiche per il noleggio auto e ritiriamo la nostra Hyndai i30 (noleggio da Budget tramite Auto Europe Reservation); la scelta è caduta su una “normal car” poiché l’itinerario che abbiamo scelto non prevede di percorrere piste riservate ai mezzi 4x4 (ovvero tutte le strade che iniziano con F).
Ci fermiamo al primo supermercato della catena di discount Bonus (http://www.bonus.is/) poco fuori dall’aeroporto per fare un po’ di scorta. I prezzi sono più cari rispetto all’Italia, ma niente di trascendentale. Una cosa curiosa: presso questa catena i prodotti da frigo sono conservati in stanze refrigerate per cui se si vuole evitare un bel raffreddore è meglio avere le idee ben chiare su cosa acquistare prima di entrarci!
Percorriamo i 40km che ci separano da Reykjavik e alle 14 parcheggiamo la macchina proprio a fianco della Loki 101 Guesthouse ( http://www.loki101.is/ struttura con bagno e cucina in comune) che abbiamo scelto per la notte (tra l’altro la via della guesthouse è l’unica con parcheggio gratuito che abbiamo trovato in prossimità del centro). Percorriamo pochi metri e ci troviamo di fronte alla chiesa di Hallgrimskirkja e alla statua del vichingo Leifur Eiriksson (il primo europeo a sbarcare in America). La chiesa dell’architetto Samuelsson è imponente e le sue linee moderne ricordano le colonne di basalto che avremo più volte modo di osservare nel proseguo del nostro viaggio.

Vista l’ora ci dirigiamo verso il centro cercando qualcosa da mangiare; passeggiamo lungo le rive del lago Tjornin (che in islandese significa stagno) e ci fermiamo nel primo locale (una pizzeria). Proseguiamo la visita della città attraversando Piazza Austurvollur (con al centro la statua di Jon Sigurdsson che condusse lotta per l’indipendenza) su cui si affaccia la sede del parlamento islandese (Althingi) e percorrendo le vie del centro.Da piazza Ingolfstorg ancora addobbata per gli europei di calcio che hanno visto la nazionale islandese tra le protagoniste ci dirigiamo al porto vecchio.
Visitiamo la vicina sala da concerto Harpa costruita nel 2011. Le facciate in vetro la fanno apparire come un’astronave attraccata al porto e la visita interna permette di apprezzare i giochi di luce e i mosaici creati dalle vetrate esagonali che come per la chiesa di Hallgrimskirkja ricordano le colonne di basalto.

Percorriamo il lungomare fino alla scultura Solfar di Jon Gunnar Arnason che ricorda una nave vichinga e poi ritorniamo alla guesthouse per prepararci la cena.

Siamo piuttosto stanchi per la levataccia, ma proviamo ad aspettare il tramonto con l’idea di scattare qualche bella fotografia….tutto inutile, alle 23.40 il sole è ancora sopra l’orizzonte; rinunciamo e andiamo a dormire.
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17:01
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08 luglio 2016
08.07.2016 - 08.07.2016
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Islanda 2016
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Alle 08.30 lasciamo la guesthouse e dopo aver prelevato un po’ di contanti (operazione che si rivelerà del tutto inutile visto che in islanda si può pagare tutto con carta di credito, parcheggi compresi) imbocchiamo la statale n 1 Hringvegur che con i suoi 1330 km compie un anello intorno a tutta l’isola.
Percorriamo la baia di Reykjavik accompagnati da una bella giornata con delle curiose nubi lenticolari e ci dirigiamo a nord. Attraversiamo il Hvalfjordur attraverso il tunnel sottomarino (pedaggio 1000 ISK) e ci dirigiamo verso Borgarnes dove ci fermiamo per acquistare i panini per pranzo (supermarket Netto).
Alle 11 arriviamo alla nostra prima tappa, Gerduberg: una lunga serie di colonne di basalto alte una decina di metri che emergono dal terreno. Le colonne sono già visibili dalla strada 54 da dove una breve deviazione segnalata conduce in un paio di chilometri al sito. Ci fermiamo una mezz'oretta passeggiando ai piedi delle colonne poi ripartiamo.

Dopo mezz'ora un’altra breve deviazione ci porta alla spiaggia di Ytri-Tunga dove vive una colonia di foche. Ne scorgiamo subito alcune in mare e percorrendo il molo roccioso naturale ne troviamo 5 (tra cui un cucciolo) adagiate sugli scogli e sui tappeti di alghe. Le foche si lasciano avvicinare fino a pochi metri e così trascorriamo un’oretta ad osservare e fotografare questi simpatici mammiferi

Dopo un’altra mezz'ora (e sono già le 13.30) un’altra deviazione di qualche centinaio di metri dalla strada 574 ci conduce al parcheggio da cui parte il sentiero (circa 500m) che porta alla fenditura di Raudfeldsgja. Si tratta di uno stretto canyon scavato da un piccolo fiumiciattolo; il breve sentiero conduce alla stretta apertura di un paio di metri che è parzialmente percorribile se si è disposti a bagnarsi le scarpe nel torrentello. In questo luogo è ambientata una parte della saga norrena del XIII secolo di Bárðr Spirito di Snæfell; in particolare il protagonista getta il nipote in questo canyon per vendicarsi dei torti subiti dalla propria figlia.

Dopo la breve passeggiata mangiamo i nostri panini e proseguiamo in direzione di Arnarstapi che raggiungiamo in pochi minuti.
Un bel sentiero panoramico di 2,5 km lungo la costa collega Arnarstapi al paesino di Hellnar (8 abitanti); in un’ora di passeggiata ammiriamo splendidi scorci sulla costa frastagliata con colonie di uccelli, colonne di basalto e campi di lava ricoperti di muschio. Alle nostre spalle incombe il vulcano Snaefell con la sua vetta innevata. Proprio questo vulcano era la porta d’accesso al centro della Terra per i protagonisti del romanzo di Verne “Viaggio al Centro della Terra”.

Riprendiamo la 574 in direzione ovest e entriamo nel Parco nazionale dello Snaefellsjokull (www.Snaefellsjokull.is).
Ci fermiamo qualche minuto al punto panoramico con vista sui pinnacoli rocciosi di Londrangar poi proseguiamo per la spiaggia nera di Djupalonssandur che raggiungiamo alle 16.30. Dal parcheggio nei pressi dei bagni un sentiero in discesa conduce a una spiaggia di sassi neri nella quale si trovano le famose pietre del sollevamento, ognuna col proprio nome: Amlodi (incapace) 23 kg, Halfdraettingur (gracile sogliaminima ) 54 kg, halfsterkur (mediamente forzuto) 100 kg e Fullsterker (molto forzuto) 154 Kg. Secondo la tradizione solo chi riusciva a sollevare la pietra da 54Kg poteva imbarcarsi come marinaio.
La spiaggia è contornata da formazioni di lava che secondo la tradizione rappresentano una chiesa degli elfi e una femmina di Troll (kerling) ed è disseminata di frammenti di metallo provenienti dal naufragio del motopeschereccio Eding avvenuto nel 1948.
Trascorriamo un’ora a passeggiare tra i ciottoli neri poi riprendiamo la strada e ci dirigiamo al cono di scorie Saxholl dove una scalinata in ferro di 300m consente di raggiungere la cima del cratere ed ammirare i campi di lava circostanti.

Il nostro programma prevede ora la visita della Penisola di Ondverdarnes che raggiungiamo deviando sulla strada sterrata 579. In breve arriviamo alla spiaggia di Skardsvik con la sua sabbia dorata e lungo la quale nell’estate del 1962 è stata rinvenuta una tomba vichinga contenente lo scheletro intatto e un corredo funebre composto tra l’altro da una spada e la punta di una lancia.

Dalla spiaggia lo sterrato diventa più dissestato e in una ventina di minuti ci permette di raggiungere le scogliere di Svortuloft e il bel faro arancione.
Le scogliere qui sono spettacolari con faraglioni, archi di roccia e colonie di uccelli marini che riusciamo ad identificare grazie alla bacheca posta sul faro che oltre a descrivere l’avifauna racconta la storia del faro e dei cacciatori di uova che si calavano con semplici corde giù dalle scogliere per razziare i nidi.

Il tempo vola e sono già le 19.30; risaliamo in macchina e in mezz'ora raggiungiamo Olafsvik (un migliaio di abitanti) e la nostra guesthouse (Við Hafið, bella struttura con bagno e cucina in comune).
Poiché l’indomani mattina abbiamo appuntamento con il traghetto che ci porterà verso i fiordi occidentali e visto che abbiamo ancora un po’ di forze residue decidiamo di anticipare una tappa e dopo cena ci dirigiamo verso il monte Kirkjufell (463m) e la cascata kirkjufellsfoss.
Dopo venti minuti arriviamo sul posto ed inizia a piovere, ma non possiamo rinunciare; parcheggiamo la macchina nel piazzale prima del ponte e aspettiamo.
Dopo pochi minuti come spesso avviene in Islanda smette di piovere. Lo scenario è da cartolina con la piccola cascata immersa nel verde e sullo sfondo l’originale forma della montagna. La luce non è delle migliori e ricomincia a piovere, ma approfittiamo lo stesso del lungo tramonto islandese per scattare qualche fotografia prima di rientrare alla guesthouse a mezzanotte non dopo aver fatto il pieno di benzina.

Pubblicato da mbortol
17:11
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09 luglio 2016
09.07.2016 - 09.07.2016
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Islanda 2016
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Sveglia alle 08, colazione e partenza per Stykkisholmur (pop. 1091 abitanti) dove alle 09 dobbiamo prendere il traghetto Baldur fino a Brjanslaekur. Il cielo è coperto e la temperatura è di 9 gradi. Ritirati i biglietti che avevamo acquistato online (www.seatours.is) ci concediamo qualche minuto prima dell’imbarco per salire al faro Sugandisey posto sulla collina che sovrasta il porto.

Imbarcata l’automobile alle 09 precise il traghetto inizia l’attraversata. Il capitano ci informa che ci sarà vento forte e abbiamo presto modo di verificarlo visto che le onde iniziano ad infrangersi violentemente sul ponte.
Dopo una breve sosta all’isola di Flatey per le operazioni di imbarco/sbarco e due ore e mezza di navigazione sbarchiamo a Brjanslaekur dove non c’è nulla se non il porto. Recuperata la macchina partiamo subito verso la penisola di Latrbjarg seguendo la strada 62 e prendendo poi lo sterrato 612. La strada è molto bella e costeggia il Patreksfjörður. Purtroppo il tempo non migliora, anzi, le raffiche di vento diventano sempre più forti. Alle 14 ci fermiamo a mangiare alla spiaggia di Breidavik ma il vento non ci permette di godere appieno del panorama costringendoci a ripararci dietro un muro per poter consumare il pranzo al sacco.
Alle 14.30 arriviamo alla fine della 612 presso il parcheggio delle famose scogliere di Latrbjarg il punto più occidentale dell’Islanda. Appena parcheggiamo sentiamo il vento scuotere l’automobile!!! Visto che la temperatura è di 7 gradi indossiamo tutto quello che abbiamo a disposizione (maglioni, guanti, sciarpa, berretti, pantaloni antivento, giacca a vento) e come piccoli omini Michelin percorriamo il sentiero lungo la scogliera.
Le scogliere sono alte fino a 400m e davvero impressionanti e dovrebbero essere un paradiso per gli uccelli marini, ma il forte vento non permette agli uccelli di sollevarsi in volo e così rimangono rintanati nei loro nidi. Il vento ci fa letteralmente volare via e se per noi adulti non è un grosso problema (al più affatica la marcia e ci sposta di un metro a destra e a sinistra) per nostro figlio di 9 anni le cose sono un po’ più complicate e siamo costretti a tenerlo stretto per mano e a farlo sdraiare a terra nelle soste. Non va dimenticato che il sentiero corre proprio sul bordo della scogliera (senza protezioni) ...quindi un metro più a destra o più a sinistra fa la differenza!!! Percorriamo comunque un bel tratto di scogliera e ogni tanto ci sdraiamo a terra e strisciamo fino al bordo riuscendo così a scorgere alcuni uccelli nei pressi dei loro nidi (gabbiani, gazze marine e soprattutto i bellissimi pulcinella di mare che erano uno dei motivi per cui siamo venuti su questa scogliera).

Dopo poco più di un’ora torniamo alla macchina infreddoliti e un po’ provati dal vento e malediciamo il meteo che ci ha impedito di godere appieno della scogliera e di scattare quelle fantastiche foto che avevamo visto in internet.
Ripercorriamo a ritroso la 612 sempre accompagnati dalle nuvole e dal vento finchè alle 17 arriviamo in prossimità del bivio con la 614 che porta alla spiaggia di Raudasandur; il navigatore ci indica una mezz'oretta per raggiungere la spiaggia quindi ci proviamo. Dopo alcuni chilometri la strada comincia a scendere con stretti tornanti finché si apre davanti a noi la splendida vista della lunga spiaggia rosa di Raudasandur. Parcheggiamo nei pressi di una chiesetta nera; si tratta della Saurbæjarkirkja, l’unica edificio presente in questo luogo. La chiesa è stata costruita nel 1963 nel villaggio di Reykhólar e poi è stata smontata e rimontata pezzo per pezzo in questo luogo al posto della chiesa originale che è stata spazzata via dal vento nel 1966. Trovata una via di accesso alla spiaggia ci ritroviamo completamente soli in mezzo a chilometri di sabbia e ci godiamo così una breve passeggiata condizionati dalle pozze di marea di impediscono di muoverci liberamente.

Alle 19.30 raggiungiamo l’ostello di Bildudalur (un piccolo paesino di 170 abitanti). L’ostello (http://www.bildudalurhostel.com/) si trova all’interno di un ex supermercato del porto con un arredamento moderno, un’ampia cucina molto attrezzata, numerosi tavoli per mangiare, un’ampia sala con biblioteca e TV. Le camere sono ampie e sono a disposizione numerose docce e bagni. Una delle migliori strutture visitate.
Pubblicato da mbortol
17:40
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10 luglio 2016
10.07.2016 - 10.07.2016
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Islanda 2016
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Partiamo alle ore 9 e percorriamo la strada 619, uno sterrato con molte buche che in 26 Km conduce da Biduladur alla punta dell’Arnarfjordur. Il fiordo non è molto diverso da quelli che abbiamo già visto con begli scorci, spiagge di sabbia e numerosi uccelli. Alla fine della strada incontriamo la casa di Samuel Jonsson un artista locale che ha realizzato nel prato una serie di sculture in cemento. Abbiamo osservato le sculture dalla strada e poiché non erano di nostro gradimento siamo risaliti in auto per tornare a Biduladur. Sinceramente questa deviazione non ha aggiunto molto al nostro viaggio complici forse anche le nuvole che coprivano la vista delle montagne sull’altro lato del fiordo.
Dopo aver fatto il pieno di benzina prendiamo la 63 fino alle piscine geotermali di Reykjarfjardarlaug che raggiungiamo verso le 11.30. Si tratta di una vasca all’aperto in mezzo al nulla posta proprio a fianco della strada. Al momento della nostra visita la vasca era vuota, ma abbiamo usato gli spogliatoi per cambiarci ed accedere alla piscina naturale posta qualche decina di metri a monte proprio in corrispondenza della sorgente geotermale. Qui l’acqua è molto calda (45 gradi) e nonostante la temperatura esterna (9°) abbiamo impiegato un po’ di tempo prima di riuscire ad immergerci. Superato lo sbalzo termico ci siamo goduti la vista delle montagne e del fiordo circondati da un prato fiorito e dalle sterne artiche che sorvolavano la nostra testa a bassa quota per portare il cibo ai piccoli pulcini che si trovavano attorno alla pozza.

Dopo più di un’ora riemergiamo e per la prima volta apprezziamo la fresca brezza islandese che in pochi secondi ci asciuga.
Riprendiamo la 63 che tra scorci su bellissimi fiordi e passi ci porta su spianate rocciose coperte da macchie di neve, piccoli torrenti e cascate e ci conduce alla nostra prossima tappa, la cascata Dynjandi (che significa cascata tonante). Secondo me questa strada è quella che ci ha offerto i migliori panorami islandesi complice anche il bel tempo che oggi ci accompagna (insieme all’immancabile vento).
Raggiungiamo il parcheggio alle 13.30 e consumiamo il nostro pranzo al sacco sui tavolini posti alla base del sentiero che sale fino alla cascata.

Seguiamo il sentiero che passando a fianco di piccole cascate ci conduce fino alla base della cascata principale da dove oltre alla cascata è possibile ammirare la baia di Dynjandivogur in cui la cascata si getta. Lungo il sentiero è possibile ammirare la flora che cresce in questo ambiente umido (abbiamo visto anche delle piante carnivore del genere pinguicula) e scovare tra le rocce alcuni blocchi di basalto ricchi di cavità cristallizzate ( abbiamo trovato qualche bel campione di cabasite).
Alle 16 partiamo in direzione Isafjordur e ci fermiamo per una breve sosta al Jon Sigurdsson Museum di Hrafnseyri, un piccolo museo (che non abbiamo visitato) che sorge in prossimità della casa natale del leader del movimento d'indipendenza islandese accanto al quale si trova una chiesetta e tre graziose casette di torba molto fotogeniche.

Riprendiamo la strada sterrata 60 che non smette di regalarci bellissimi panorami sui fiordi occidentali e dopo aver attraversato il tunnel di 9 km Isafjordur - Flateyri arriviamo a Isafjordur (2500 abitanti) la “capitale dei fiordi”. Facciamo la spesa al supermercato Bonus pochi minuti prima della chiusura e ci dirigiamo in centro con l’intenzione di visitare l’ Isafjordur Maritime Museum che però è già chiuso; non siamo ancora abituati alle ore di luce dell’Islanda, ma l’orologio non sbaglia: sono già le 19! Vista l’ora decidiamo di mangiarci un hamburger e patatine all’Hamraborg dove tra turisti e locali assistiamo al primo tempo della finale del campionato europeo di calcio.
Stanchi risaliamo in macchina per percorrere i pochi chilometri che ci separano da Bolungarvik (993 abitanti) dove, nei pressi del porto, si trova la nostra guesthouse Einarshusid, una casa padronale del 1902 con un piccolo ristorante al piano terra e 4 accoglienti stanze al piano superiore arredate in stile inizi Novecento (2 bagni in comune, senza cucina).
Pubblicato da mbortol
17:42
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11 luglio 2016
11.07.2016 - 11.07.2016
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La giornata di oggi prevede parecchi chilometri di panorami tra i fiordi, ma al nostro risveglio troviamo cielo grigio, pioggia e una temperatura di 9 gradi.
Visto il meteo che rovinerà in parte i panorami decidiamo di integrare la giornata con la visita a un museo. Siamo in dubbio tra il museo marittimo di Isafjordur, il centro di ricerca sulla volpe artica e il museo all’aperto della pesca di Osvor (http://www.osvor.is/); lasciamo la scelta a nostro figlio Nicola che opta per quest’ultimo così alle 09 lasciamo la guesthouse e ci dirigiamo al museo posto proprio al termine del tunnel che da Isafjordur conduce a Bolungarvik. Facciamo i biglietti (950 ISK gli adulti, bambini gratuiti) e attendiamo che il curatore del museo e nostra guida finisca di indossare la sua “divisa” costituita dall’abbigliamento utilizzato dai pescatori del XIX secolo ovvero giacca, pantaloni e copriscarpe di pelle d’agnello e guanti con doppio pollice che possono essere indossati in entrambi i versi. Visitiamo la ricostruzione delle case con tetto in torba in cui risiedevano i pescatori contenenti gli arredi e gli strumenti originali, una vecchia barca per la pesca e un essicatoio per i pesci, sempre accompagnati dall’inquietante ma simpatica presenza della nostra guida pescatore che con poche parole in un misto inglese/islandese ci racconta la vita dei pescatori nel Novecento e la funzione degli strumenti di lavoro. Dopo qualche minuto si unisce a noi una comitiva di austriaci con una guida che traduce i monosillabi del nostro pescatore in lunghi discorsi in tedesco.

Finita la visita scattiamo qualche foto al vicino faro di Bolungarvik circondato da piante di lupini.
I lupini (Lupinus nootkatensis) sono una leguminosa originaria del Nord America con fiori viola onnipresenti in Islanda lungo i bordi delle strade e nei prati. La pianta è stata introdotta nell’isola nel XX sec. per combattere l’erosione grazie alla sua funzione di fertilizzazione del terreno che consente l’attecchimento di nuove specie vegetali alle brulle colline islandesi.
Ripercorriamo il tunnel e ci fermiamo nuovamente a Isafjordur per fare benzina e per vedere il monumento ai marinai e l’arco in osso di balena nel piccolo parco cittadino.

Alle 11.30 prendiamo la 61 e iniziamo a percorrere i numerosi fiordi che contraddistinguono questa costa.
Giunti all’imbocco del Skotufjordur ( 65°59'42.47"N 22°49'8.31"O qualche centinaio di metri a nord del Litbaer Cafe), la nostra attenzione viene attratta da una piccola colonia di foche con una decina di individui sdraiati sugli scogli proprio a fianco della strada. Lasciamo la macchina a bordo strada e saltelliamo tra gli scogli e le alghe per avvicinarci il più possibile alle foche; trascorriamo mezz'ora scattando foto e ammirando i simpatici animali che riposano sugli scogli e nuotano nelle fredde acque. Ripartendo scopriamo che un centinaio di metri più a sud c’è un’area di sosta fornita di binocoli per poter ammirare le foche (i binocoli sono all’interno di una scatola di plastica su un tavolo di legno).

Ci fermiamo per consumare il pranzo al sacco sempre accompagnati dalle nuvole e ci concediamo poi una piccola deviazione fino a Drangsnes dove proprio a fianco della strada sono presenti delle piccole vasche geotermali. Nicola insiste per fermarsi a fare il bagno, ma il freddo e soprattutto il forte vento ci dissuadono, così ripartiamo in direzione Hvammstangi (560 abitanti) dove pernotteremo all’Hvammstangi Cottages (Hvammstangichalets.webs.com) che raggiungiamo alle 19. Come suggerisce il nome si tratta di una struttura formata da 9 piccoli cottages con bagno privato e angolo cucina. Dopo cena mentre pianifichiamo la giornata successiva a mezzanotte ci sorprende uno splendido tramonto che infiamma il cielo.
Pubblicato da mbortol
17:44
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12 luglio 2016
12.07.2016 - 12.07.2016
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Islanda 2016
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Il programma di oggi prevede la visita della penisola di Vatnsnes alla ricerca delle colonie di foche che sappiamo essere presenti lungo le coste della penisola. Una bella abitudine degli islandesi è quella di porre degli ottimi cartelli informativi nei pressi delle aree di sosta che illustrano i punti di interesse della zona; prendiamo quindi nota di alcune mete che non sono segnalate sulle nostre guide e iniziamo ad esplorare la penisola percorrendo la strada 711.
Dopo pochi chilometri troviamo l’indicazione per Anastadastapi. Un breve sentiero ci permette di scendere la scogliera fino a questo scoglio coperto in parte da vegetazione che si staglia pochi metri dalla costa. Il contrasto di colori del blu del mare, il nero dello scoglio e il verde delle piante che lo ricoprono è spettacolare.

Proseguiamo qualche altro chilometro e troviamo la colonia di foche di Svalbard. Anche qui un breve sentiero costeggia la costa e ci permette di avvistare una decina di foche che nonostante la fredda giornata riposano sdraiate sugli scogli.
La seconda colonia che incontriamo a Illugastadhir ci da maggiori soddisfazioni, infatti un sentiero conduce a una postazione di osservazione che si affaccia su un piccolo canale da dove sullo scoglio di fronte possiamo ammirare, seppur in lontananza più di 50 foche.
Superata la punta della penisola troviamo il parcheggio dal quale si diramano due sentieri: il primo a sisnistra conduce al Faraglione di Hvitserkur e il secondo a destra porta alla colonia di foche di Osar. Prendiamo il primo sentiero che conduce ad una terrazza panoramica proprio sopra il faraglione. Hvitserkur in islandese significa camicia bianca per la quantità di guano che gli uccelli marini depositano sullo scoglio, ma la tradizione gli restituisce dignità immaginandolo come un troll sorpreso dal sorgere del sole mentre cercava di distruggere il monastero di Thingeyrar.

Consiglio di percorrere il ripido sentiero che dal punto panoramico conduce al mare da dove potrete ammirare da vicino i 15 metri dello scoglio e da dove potrete raggiungere la colonia di foche di Osar percorrendo la lunga spiaggia nera senza dover risalire al parcheggio. Questa colonia ci ha permesso di concludere in bellezza la nostra “caccia” alle foche dato che siamo riusciti a vedere sulla riva di fronte a noi più di 180 foche!!! L’incontro non è stato ravvicinato come sulla spiaggia di Ytri-Tunga, ma il gran numero di esemplari vale sicuramente la visita.

Dopo aver mangiato proseguiamo verso Glaumbaer, ma visto che abbiamo un po’ di tempo ci concediamo una deviazione sulla strada 717 fino al vicino Borgarvirki castle: un anfiteatro naturale formato da colonne di basalto poste in cima a una collina usato secoli fa come fortezza difensiva grazie alla costruzione di mura. Una scalinata consente di raggiungere la cima da cui si gode un bel panorama.
Riprendiamo la strada sterrata e non appena ritorniamo sulla 1 deviamo subito sulla 715 per raggiungere le cascate di Kolugljufur, belle cascate che scorrono in un piccolo canyon percorribile con un breve sentiero.
Riprendiamo la strada principale e con una breve deviazione raggiungiamo la fattoria di torba del XVIII secolo di Glaumbaer. Scendiamo dall’auto per pochi minuti accompagnati da una fitta pioggia e passeggiando attorno alle case di torba, ma decidiamo di non entrare e di dirigerci subito verso la nostra guesthouses a Akureyri; attraversiamo la bella valle dell’Oxnadalur con il caratteristico profilo della guglia di Hraundrangi (1075m) e qui scopriamo che gli abitanti dell’area hanno combattuto una battaglia a suon di firme per evitare che il paesaggio fosse deturpato dall’installazione di alti piloni dei un elettrodotto. Alle 18,30 giungiamo al Lonsa Guesthouse (http://lonsa.is/) che ci ospiterà per 2 notti: una bella struttura con un ottimo rapporto prezzo/qualità con camere ampie e una grande cucina comune ben attrezzata. Prepariamo la cena e andiamo a fare un giro in centro ad Akureyri (pop 17.930) dove su una collina accanto al centro sorge la chiesa Akureyrarkirkja costruita nel 1940 su disegno dell’architetto Gudjon Samuelsson (lo stesso della chiesa di Reykjavik della quale richiama le linee con le strutture colonnari a richiamare le colonne di basalto). Passeggiamo lunga la via principale Hafnarstraeti sulla quale si affacciano negozi, locali e una bella libreria.
Ci colpiscono i semafori di Akereyri poichè il cerchio rosso è sostituito da un bel cuore; scopriamo che ciò è dovuto all’iniziativa “Smile with your heart” volta a infondere pensieri positivi negli islandesi dopo la grave crisi economica che ha colpito il paese.

Pubblicato da mbortol
20:11
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