Kalibaru e Meru Betiri National Park
Giorno 8 - 14 luglio 2024
14.07.2024 - 14.07.2024
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Indonesia 2024
sulla mappa di viaggio di mbortol.
CI alziamo alle 8 belli riposati; se il programma fosse stato rispetto ci saremmo dovuti alzare a mezzanotte per l’escursione sul vulcano e ammettiamo che sarebbe stato impegnativo!
Facciamo colazione e alle 09 abbiamo appuntamento con la guida che ci condurrà a visitare l’adiacente piantagione. Su una piccola palma accanto alla nostra stanza notiamo una volpe volante, il più grosso pipistrello del mondo, di una trentina di centimetri che riposa appesa a testa in giù. Riusciamo ad avvicinarci senza disturbarla e ne approfittiamo per foto e selfie di rito.
Raggiunti dalla guida iniziamo il nostro tour a piedi nella piantagione. Vediamo piante di caffè nella varietà arabica e robusta; la prima è la qualità più pregiata ma poco coltivata perché necessità di climi più freddi e di maggior altitudine. La guida asporta poi un pezzo di corteccia da un grande albero e ce lo fa annusare per indovinare di cosa si tratta: facile, è il sapore inconfondibile della cannella che non pensavamo fosse un albero e scopriamo così che i rotolini che vediamo nei negozi in Italia altro non sono che pezzi di corteccia che essiccandosi si avvolgono su se stessi. Il test olfattivo prosegue con un altro frutto al cui interno è presente un seme circondato da una buccia rossastra, la noce moscata.
Vediamo poi piante di pepe e un’orchidea con dei lunghi baccelli verdi, la vaniglia, oltre ad alberi di cacao (che in zona sono colpiti da una malattia che non ne rende economica la coltivazione), papaya e uno dei nostri frutti preferiti, il passion fruit che possiamo raccogliere e mangiare direttamente dalla pianta.
La guida ci accompagna poi a un albero della gomma al quale è appesa una ciotolina di legno. Con un apposito coltello incide la corteccia e subito il lattice bianco esce dalla pianta e va a depositarsi nella ciotolina solidificando in breve tempo e assumendo la consistenza tipica della gomma. CI viene illustrato il processo di produzione della gomma di cui l’Indonesia è il secondo produttore mondiale dopo il Brasile.
Mentre ci muoviamo nella piantagione notiamo del movimento in cima a un’alta palma da cocco; una persona con una tanica che dopo poco scende rapidamente dalla pianta per salire agevolmente su un’altra. La seguiamo e la guida ci spiega che sta raccogliendo la linfa per produrre lo zucchero di palma.
Finita la visita attraversiamo il piccolo villaggio dove ci fermiamo per acquistare delle bacche di vaniglia da portare con noi come souvenir e rientrati al resort ci viene offerto the , caffe e le banane fritte (pisang goreng) oltre a un piccolo omaggio con i semi delle piante che abbiamo visto nell’escursione.
Prendiamo le valigie e ripartiamo con destinazione il Meru Betiri National Park.
A un certo punto ci fermiamo per un cambio macchina: la strada per il parco è particolarmente accidentata e dobbiamo trasferirci su una jeep. Salutiamo e ringraziamo Erik e ripartiamo con nuovo autista e nuova guida, molto gentili e simpatici. Lungo il percorso si fermano per acquistare un po’ di frutta per il viaggio; prendiamo un po’ di snake fruit, il frutto con la buccia che sembra la pelle di un serpente che avevamo visto anche l’anno scorso in Malesia, ma che non avevamo assaggiato.
Ci fermiamo nell’ultimo villaggio prima dell’ingresso al parco a un semplice ristorante self service (Warung IJO) e pranziamo con l’immancabile riso, spiedini di frattaglie e gli spinaci d’acqua (kankung).
Accanto alla struttura c’è una piantagione di Dragon Fruit (Pitaya), una specie di cactus originario del centro America che viene coltivato anche in Indonesia. Le sue foglie verdi e carnose sono ricoperte da spine e il frutto ha una polpa rossa ricca di piccoli semi e scopriamo che esiste anche in una variante gialle e una bianca (quella che siamo abituati a vedere anche in alcuni nostri supermercati). La piantagione è ricoperta da lampadine perché l’illuminazione notturna prolunga la stagione di crescita del frutto, simulando ore di luce diurna. VIsto il nostro interesse la guida ci offre un piatto di questi frutti che risultano essere dolci e dal colore violaceo intenso che colora immediatamente le nostre lingue.
Poco dopo l’ingresso nel parco la strada asfaltata lascia spazio allo sterrato e si inerpica sulle colline che costeggiano l’oceano Indiano.
Lungo la strada incontriamo gruppi di Macachi Cinomolgo (Macaca fascicularis) e arrampicate sulla cima degli alberi anche le scimmie del tipo East Javan langur (Trachypithecus auratus).
Superiamo qualche piccolo guado e saliamo sul tetto della jeep per godere del panorama della foresta finchè verso le 17 arriviamo al Sukamade Homestay, una struttura semplice dotata di 4 camere.
Dopo aver preso possesso della stanza facciamo una passeggiata lungo la strada che costeggia il fiume e incontriamo altri gruppi di macachi; in breve torniamo indietro sia perchè comincia a fare buio sia perchè abbiamo la cena alle 18.20.
A cena incontriamo una coppia di ragazzi torinesi; anche loro avevano in programma la salita al vulcano Ijen che hanno sostituito col parco di Baluran che però ha deluso le loro aspettative; questo ci conforta sulla scelta fatta di visitare la piantagione. Ci scambiamo i numeri di telefono per rimanere in contatto visto che come noi hanno in programma di visitare Bali e le isole GIli.
Finito di mangiare riprendiamo la jeep e ci spostiamo al centro dei ranger del parco presso la spiaggia Sukamade che raggiungiamo verso le 20. Dopo un breve briefing in cui il ranger ci illustra le regole della serata (vietato usare luci in spiaggia, vietato sostare di fronte alle tartarughe, ecc.) percorriamo poche centinaia di metri nella foresta e ci troviamo su una grande spiaggia deserta. La prima cosa che ci colpisce sono centinaia di luci di trappole per la pesca poste nell’oceano e speriamo che non disturbino eccessivamente le tartarughe.
I ranger ci informano che dovremmo attenderli senza spostarci mentre loro perlustreranno la spiaggia in cerca di tartarughe. Ci sediamo e anche questa volta approfittiamo dell’attesa per osservare le stelle, con la croce del sud che fa bella mostra di sé sopra l’oceano mentre grandi onde si infrangono rumorosamente a pochi metri dalla spiaggia.
Il tempo passa e cominciamo a temere che dopo il vulcano Ijen la natura ci stia giocando di nuovo un brutto scherzo impedendoci di vedere le tartarughe.
Dopo un’ora il ranger ritorna e ci chiede di seguirlo: c’è una tartaruga che sta deponendo le uova!!! Emozionati seguiamo il ranger e notiamo sul bagnasciuga una grossa tartaruga che sta uscendo dell’acqua; ci fermiamo un attimo per non disturbarla e poi proseguiamo fino a incontrare una grossa Tartaruga verde (Chelonia mydas) di oltre un metro.
Ci avviciniamo e possiamo osservare la deposizione delle uova in una buca profonda qualche decina di centimetri.
La tartaruga verde, una specie in pericolo di estinzione, depone le uova ogni 2-3 anni; le uova rimangono sotto la sabbia per un periodo di incubazione di 50-60 giorno, dopodichè i piccoli escono e tornano nell’oceano.
Rimaniamo sul fianco della tartaruga per non disturbarla; ogni tanto smette di deporre e si riposa emettendo un sospiro per poi riprendere il suo lavoro.
Nel frattempo il ranger recupera le uova dalla buca e le ripone in ordine sulla spiaggia, dopodichè verranno portate al centro fino alla schiusa per poi rilasciarle in mare. In questo modo si evitano alle uova e ai piccoli i rischi che dovrebbero affrontare in un contesto naturale: predazione del nido da parte di altri animali, cattura dei piccoli, ecc.Si calcola che solo un neonato su 500 riesca a raggiungere la maturità sessuale.
Il ranger ci spiega la biologia di questi animali e ci permette di prendere in mano un uovo che maneggiamo con estrema delicatezza poiché dopo la deposizione il guscio è ancora molle.
Dopo circa mezz'ora la tartaruga finisce di deporre le uova e inizia a ricoprire di sabbia la buca con le zampe posteriori ignara del fatto che la buca sia in realtà vuota e le uova siano state asportate dal ranger.
Al termine della deposizione contiamo ben 159 uova dal guscio bianco e della dimensione di una pallina da ping pong.
E’ giunto il momento a malincuore di allontanarci per consentire alla tartaruga di far ritorno al mare senza essere disturbata.
Alle 22.30 lasciamo la spiaggia con negli occhi le immagini di questa bellissima esperienza e torniamo alla nostra stanza per la notte.