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Tegallalang, Ulun Danu Batur, Tirta Empul, Gao Gajah

Giorno 11 - 17 luglio 2024


Vedi Indonesia 2024 sulla mappa di viaggio di mbortol.

Dopo aver preparato le valigie, dato che stasera ci trasferiremo a Kuta, e aver cambiato un po’ rupie a un vicino money changer, alle 08 incontriamo il driver che ci condurrà in visita ai templi nei dintorni di Ubud secondo il ricco itinerario che abbiamo concordato ieri e che ci occuperà l’intera giornata.
In poco meno di mezz’ora raggiungiamo la Risaia terrazzata di Tegallalang.
L’autista ci lascia al parcheggio, paghiamo l’ingresso 30.000/testa e seguiamo il percorso di visita che scende la valle e la risale sul lato opposto sempre tra i terrazzamenti delle risaie. La struttura è abbastanza turistica con un bar e un ristorante e con l’installazione di alcuni spot fotografici da cui si può scattare qualche foto ritratto con lo sfondo delle risaie o addirittura (con un extra prezzo) salire su un’altalena a sbalzo sulla valle. La visita è comunque interessante e permette di osservare le tecniche di coltivazione e soprattutto di irrigazione del riso. La valle ricoperta di verdi terrazze tra i palmeti offre sicuramente una vista spettacolare, unico neo, visitandole la mattina presto avevamo il sole contro per cui le foto erano in controluce, ma al ritorno dal percorso dopo circa un’ora (09.30) la situazione era già migliorata.
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Riprendiamo la macchina e raggiungiamo il vicino Tempio indù di Pura Gunung Kawi Sebatu (ingresso 50.000/testa). Giunti al parcheggio il nostro autista ci presta un sarong (si possono noleggiare anche in loco), lo ringraziamo e lo salutiamo e accediamo al tempio dedicato al dio Visnu. Sì tratta di una struttura non troppo frequentata e immersa in una vegetazione rigogliosa all’interno della quale possiamo osservare le fonti sacre dove i fedeli possono compiere il rito di purificazione e un laghetto con pesci colorati. Dopo circa una mezz’ora di visita usciamo dal tempio e alle 10.30 risaliamo in auto.
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Ci dirigiamo a nord risalendo il pendio del monte Batur e alle 11 giungiamo al Pura Ulun Danu Batur, uno dei templi più importanti di Bali. Pura significa tempio, Ulun sorgente e Danu lago, quindi tempio della sorgente del lago. Costruito nel XVII secolo infatti il tempio di trovava presso le sponde del Lake Batur, il più grande lago di Bali e fonte d’acqua per le attività agricole dell’isola. A seguito delle eruzioni del sovrastante monte Batur del 1917 e del 1926 che lambirono il tempio gli abitanti del villaggio lo spostarono più in alto sul bordo della caldera, nell’attuale posizione.
Acquistiamo i biglietti (50.000/testa) che comprendo la visita guidata. Nonostante il tempio sia grande e riportato su tutte le guide dell’isola, siamo gli unici visitatori.
La struttura è composta da nove templi dedicati alle divinità dell'acqua con porte, cortili e strutture. Il principale, il Pura Penataran Agung Batur è composto di cinque corti, all’interno delle quali troviamo le strutture più alte: tre strutture a 9 meru, i tipici tetti in paglia dei templi balinesi, dedicate alle divinità dei vulcani che circondano la zona e una grande torre a 11 meru dedicata a Shiva e a sua moglie Parvati.
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Durante la visita ci confrontiamo con la nostra guida sulle usanze e i riti induisti. Vedendoci interessati ci fa un rito di protezione che consiste nel bagnarci con acqua benedetta attraverso una piccola frusta e poi ci vengono attaccati alcuni chicchi di riso sulla fronte. Ci viene anche legato al polso un braccialetto composto da 3 fili, uno rosso che rappresenta Brahm, il dio creatore, uno bianco che rappresenta Shiva, il distruttore e uno nero per Visnu.
Dopo il rito ci accompagna a una terrazza da cui si può ammirare la caldera e il lago Batur con le nere colate di lava delle eruzioni più recenti.La splendida giornata di sole ci offre una limpida e rara vista sui tre vulcani, il monte Batur, il monte Abang e l’imponente Monte Agung.
La visita del tempio dura circa un’ora al termine della quale acquistiamo da una ragazza alcuni quadretti fatti con la sabbia nera del vulcano.
Ridiscendiamo le pendici del Batur e come da nostra richiesta dopo mezz’ora (12.30) ci fermiamo alla piantagione Oka Agricolture. Qui ci viene illustrato il procedimento con cui viene prodotto il caffè più costoso del mondo, il Lusaka Cafe. All’interno delle piantagioni vive un piccolo animale simile a una mangusta, il Musang (uno zibetto delle palme); lo zibetto seleziona e mangia i chicchi del caffè che dopo essere stato parzialmente digeriti vengono espulsi. I chicchi vengono poi raccolti e trattati (sgusciati e tostati) fino a produrre la polvere di caffè. Il processo digestivo altera il gusto rendendo il caffè meno amaro e con un aroma di cioccolato.. Il Luwak caffè è molto apprezzato e in occidente una tazzina costa più di 10 euro (dai 500 ai 900 euro al chilo).
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Al termine della spiegazione possiamo osservare i chicchi nelle varie fasi della produzione e vedere alcuni zibetti che stanno dormendo. Prima di uscire ci viene offerta gratuitamente una selezione di 14 the e caffè prodotti nella piantagione, alla quale decidiamo di aggiungere una tazza di Luwak Kopi e dei dolcetti. Assaggiamo caffè al cocco, al cioccolato, al ginseng, alla vaniglia, tè allo zenzero, al mango, al lemongrass, ecc.; il nostro giudizio sul Luwak? Strano, non sembra caffè, è piuttosto dolce, ma comunque buono. Non siamo amanti del caffè ma all’uscita acquistiamo un caffè al cocco e il the al mangosteen che ci erano piaciuti particolarmente. Non c’è alcun obbligo di acquisto e si può visitare la piantagione con la degustazione senza alcun costo.
Carichi di caffeina alle 13.30 risaliamo in auto per la prossima meta il famoso Tirta Empul (Tirta = sorgente Empul = sacra)
Già dal grande parcheggio capiamo che questo tempio sarebbe stato diverso dai precedenti; indossati i sarong acquistiamo i biglietti (50.000/testa) e visitiamo il grande tempio tra tantissimi devoti e turisti (manca sicuramente l’atmosfera delle visite della mattina). Al tempio che è stato costruito nel 962 nei pressi di una sorgente, si accede attraverso il tipico portale in pietra a due battenti. La principale attrazione sono le grandi vasche della sorgente sacra in cui si compie il rito della purificazione: decine di fedeli sono in fila per immergersi nella grande vasca e purificarsi alle 13 fontane dalle quali sgorga l’acqua della sorgente (in realtà le ultime due fontane vengono utilizzate solo per i riti funebri).
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Visitiamo rapidamente i cortili del tempio e visto che sono ormai le 14 ci fermiamo a un piccolo ristorante all’aperto (80.000 in tre) nei pressi di una grande vasca con numerose carpe colorate.
Finito il pranzo usciamo e in pochi minuti raggiungiamo l’ultima tappa della giornata, il vicino Goa Gajah che si trova a un paio di chilometri da Ubud.
Il tempio (ingresso 50.000/testa) costruito intorno al IX secolo presenta alcune vasche di abluzione, una piccola cascata ma è caratterizzato da una grotta al cui ingresso è scolpita una grande testa di un demone e che per questo è chiamata caverna dell’elefante.
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Il tempio è piuttosto piccolo e dopo una mezz’ora (16.00) completiamo la visita.
Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo a sud verso il quartiere di Kuta che abbiamo scelto come posto dove dormire data la sua vicinanza all’aeroporto.
Impieghiamo due ore per raggiungere Kuta e siamo proiettati in un’atmosfera completamente diversa con centri commerciali, traffico e strette stradine che si incrociano in continui incroci.
Un po’ stanchi per la lunga giornata facciamo due passi e ci fermiamo a cena in un Burger King in un centro commerciale.
Rientrati in hotel prenotiamo un gran che ci porti in aeroporto domani mattina e andiamo a dormire

Pubblicato da mbortol 00:00 Archiviato in Indonesia

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